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  • Anno 13° - N. 36 del 30/09/2016

  • Direttore Antonella Biscardi

Viaggio nell'universo di Gus Van Sant al Museo del Cinema di Torino

il . Postato in Spettacolo

viaggio universo Dal 6 ottobre al 9 gennaio prima mostra dedicata a uno dei registi più interessanti del cinema americano indipendente.

Molto attento alle psicologie dei personaggi e alle brutture culturali del suo paese, Gus Van Sant ha saputo dare spazio alle minoranze, di cui egli stesso ha sempre fatto parte. Rispetta il valore letterario della sceneggiatura e con un grande gusto pittorico porta sullo schermo controversi temi morali ed etici, su tutti lo smarrimento della giovinezza e l'accettazione della propria omosessualità. Genio ribelle, dalla fine degli anni '80, è diventato il simbolo del cinema indipendente americano di successo e figura di riferimento della cultura gay. Figlio di un commesso viaggiatore, Gus Van Sant nasce a Louisville, Kentucky, il 24 luglio 1952 e passa un'infanzia da girovago insieme al genitore.Ai tempi del college scopre la vocazione alla pittura ma si avvicina anche al cinema, attratto dalle infinite possibilità offerte dalla settima arte. Accanto ai lavori su tela comincia anche a girare brevi pellicole in Super 8. In seguito si rasferisce a Hollywood, dove collabora ad un paio di non memorabili film diretti da Ken Shapiro. Durante la sua permanenza a Los Angeles frequenta il mondo marginale degli aspiranti divi e dei falliti in preda alla tossicodipendenza ma ha comunque modo di sviluppare un lavoro personale, testimoniato ad esempio da "Alice in Hollywood" (1981), un mediometraggio in 16mm. E' in questa fase che diventa un po' l'icona dei registi indipendenti.

Quello che propone il Museo Nazionale del Cinema di Torino, dal 6 ottobre al 9 gennaio, con 'Icone', la prima mostra dedicata al lavoro di Gus Van Sant è un viaggio nel suo universo.
Dei giovanissimi Keanu Reeves, Nicole Kidman, Matt Damon catturati da polaroid che li fissano in un'eterna giovinezza, dipinti e acquerelli che ritraggono volti sconosciuti e paesaggi onirici, video e colonne sonore in cui la musica è la cassa di risonanza dei percorsi interiori dei suoi personaggi, immagini e sequenze entrate ormai nella storia del cinema. Coprodotta dal Museo Nazionale del Cinema con la Cinémathèque franaise di Parigi e la Cinémathèque de Lausanne, e reduce del successo della 'prima parigina', la mostra, curata da Matthieu Orléan, presenta un ventaglio ampio ed eterogeneo delle opere dell'autore di film di culto come 'Elephant', 'Belli e dannati', 'Paranoid Park' e 'Will Hunting, genio ribelle'. E se al centro di tutto c'è il suo cinema, i suoi lavori toccano i più svariati campi artistici, dalla fotografia alla pittura alla musica. 'Icone' presenta infatti le sue celebri polaroid scattate fra gli anni '80 e '90, i dipinti in cui si ritrova tutto l'universo delle sue pellicole, i disegni preparatori per i lungometraggi, ma anche cortometraggi inediti, video musicali, making-of e montaggi con le sequenze più celebri e rappresentative dei suoi film.
Per Gus Van Sant l'eccesso non è mai eccessivo, ma è il contraltare della cultura contemporanea (americana, va da sé), il suo lato nascosto ma nello stesso tempo ben visibile a chi ha occhi per vedere. I suoi personaggi non sono eroi né sopravvissuti ma solo sottoprodotti, sempre malformati e non classificabili, della società.

La mostra è dunque l'occasione per scoprire la poliedricità di Van Sant attraverso i diversi linguaggi artistici, tutti accomunati da alcuni elementi distintivi e ricorrenti, il paesaggio urbano di Portland, la sua città, gli spazi desertici di un'America spesso estrema e ai margini, una certa percezione alterata della giovinezza. Un universo in cui risuonano gli echi della Beat Generation sempre presenti in quello che è considerato un autore inquieto, emblema di un cinema radicale e audace, il cineasta della gioventù affamata di vita. E i suoi personaggi, skaters, studenti, musicisti, giovani spesso respinti e incompresi dal mondo adulto, si ritrovano in tutti i suoi lavori. La mostra, che sarà inaugurata il 6 ottobre dal regista stesso, presenta inoltre le collaborazioni originali con artisti come William Eggleston, Bruce Weber, M Blash e David Bowie.
A completare il 'viaggio' nell'universo Van Sant, una retrospettiva dei suoi film al Cinema Massimo di Torino, una serie di attività collaterali e il catalogo che contiene anche una lunga intervista al regista, con riflessioni intime e aneddoti e un discorso approfondito sulla lavorazione dei suoi film.
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