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I Borghese e l’Antico

- Pubblicato in Cultura

borghese-anticoInaugurato a dicembre il sesto appuntamento alla Galleria Borghese del ciclo “Dieci grandi mostre”, I Borghese e l’Antico. Dal Museo del Louvre i capolavori dell’arte antica appartenuti alla collezione Borghese.

Evento eccezionale e unico, la mostra celebra il patrimonio storico-artistico italiano in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Torneranno nella loro collocazione originaria, per la prima volta dopo 203 anni, oltre 60 opere illustri come l'immenso Vaso Borghese, con scene dionisiache del 30 a.C, l’Ermafrodito restaurato da un giovanissimo Bernini, il Sileno con Bacco fanciullo, le Tre Grazie, le Quattro Sfingi, e la celeberrima e discussa scultura policroma del Seneca Morente, che mai prima d’ora avevano lasciato il Museo parigino. Dall’8 dicembre 2011 fino al 9 aprile 2012 la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale di Roma con la collaborazione eccezionale del Museo del Louvre, presenta alla Galleria Borghese, la mostra I Borghese e l’Antico. I più importanti capolavori dell’arte antica appartenuti alla Collezione Borghese, oggi nucleo essenziale della raccolta di antichità del Museo del Louvre di Parigi, tornano nella loro sede originale. La mostra, coordinata da MondoMostre, è resa possibile dal sostegno di Arcus, Enel, Ferrero e Air France - sponsor tecnico. I Borghese e l’Antico è curata da Jean Luc Martinez e Marie Lou Dubert – per il Museo del Louvre, Anna Coliva e Marina Minozzi – per la Galleria Borghese. Per quattro mesi la Galleria Borghese ospiterà i capolavori della più grande e importante raccolta di antichità esistente al mondo, e lo farà restituendo alla collezione la sua sede originale. Il patrimonio archeologico dei “marmi Borghese”, oggi gloria classica del Louvre, formano una delle più “sensazionali vendite mai avvenute”. Nel 1807, Camillo Borghese, marito di Paolina Bonaparte, accettò di vendere 514 pezzi, tra statue, vasi e rilievi, alla Francia per volontà del cognato Napoleone, che perseguiva il proposito autocelebrativo di dotare la capitale del suo impero del più spettacolare museo pubblico delle arti universali– il Museo del Louvre, già Musée Central des Arts, negli anni della rivoluzione, tra il 1903 e il 1915 prende il nome di Musée Napoléon. Due convogli partirono per Parigi in due fasi successive e ad essi, come ben documentano i materiali conservati presso gli Archivi nazionali di Parigi, furono uniti due capolavori di Canova, “la Statue e Son Allesse Madane Mère, et different ouvrages pour S.M. l’Imperatrice Josephine”. La somma pattuita di 8 milioni di franchi e di oltre 300.000 franchi di rendita pubblica fu solo in parte coperta dalla cessione del feudo di Lucedio, presso Vercelli in Piemonte, dove Camillo si trasferì come governatore generale dei dipartimenti transalpini dell’impero francese.

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